Tumore del colon-retto: diagnosi precoce, chirurgia mininvasiva e prevenzione. Intervista al Dott. Luigi Prisco

Il tumore del colon-retto resta una delle principali patologie oncologiche nel nostro Paese. Secondo i dati più recenti riportati dal Ministero della Salute, nel 2024 in Italia sono state stimate circa 48.706 nuove diagnosi di tumore del colon-retto; la sopravvivenza a 5 anni è indicata intorno al 65% negli uomini e 66% nelle donne.

Ne parliamo con il Dott. Luigi Prisco, chirurgo generale, specialista in chirurgia oncologica e mininvasiva.

Dottore, che bilancio possiamo fare dell’ultimo anno nella cura dei tumori del colon?

Dott. Prisco:
«Il dato più importante è che oggi il tumore del colon-retto può essere affrontato con risultati sempre migliori quando viene intercettato precocemente. In Italia la sopravvivenza a 5 anni per il colon-retto è superiore alla media europea: i dati AIOM 2025 riportano una sopravvivenza del 64,2%, contro il 59,8% della media europea. È un risultato incoraggiante, ma non deve far abbassare la guardia: la vera differenza la fanno prevenzione, screening e diagnosi tempestiva.

Tutti i pazienti trattati negli ultimi anni hanno riportato ottimi risultati e un veloce recupero delle funzioni quotidiane, soprattutto grazie utilizzo crescente di tecniche mininvasive e percorsi post-operatori orientati al recupero rapido>>.

Quali sono oggi le metodiche chirurgiche più utilizzate?

Dott. Prisco:
«La chirurgia del colon-retto si è evoluta molto. L’obiettivo resta sempre oncologico: rimuovere il tratto di colon interessato dal tumore insieme ai linfonodi di riferimento, garantendo radicalità e sicurezza. A seconda della sede della malattia possiamo eseguire una emicolectomia destra, una emicolectomia sinistra, una resezione segmentaria o, in casi selezionati, interventi più estesi. Oggi privilegiamo approcci mininvasivi come laparoscopia e chirurgia robotica, che permettono incisioni più piccole, minore trauma chirurgico e un recupero più rapido».

La chirurgia mininvasiva è sempre possibile?

Dott. Prisco:
«Non sempre. La scelta dipende dallo stadio del tumore, dalla posizione, dalle condizioni generali del paziente, da eventuali precedenti interventi addominali e dalla presenza di complicanze. La chirurgia mininvasiva è molto utile, ma non deve essere vista come una moda: deve essere scelta quando garantisce la stessa sicurezza oncologica della chirurgia tradizionale».

Cosa succede dopo l’intervento? Com’è il post-operatorio?

Dott. Prisco:
«Il post-operatorio oggi è molto diverso rispetto al passato. Si tende ad alzare il paziente precocemente, controllare bene il dolore, favorire la ripresa dell’alimentazione e della funzione intestinale. Nei centri che applicano protocolli di recupero rapido, noti come ERAS, l’obiettivo è ridurre lo stress chirurgico e riportare il paziente il prima possibile a una buona autonomia».

I protocolli ERAS in chirurgia colorettale sono associati a riduzione della morbilità post-operatoria e della durata media del ricovero rispetto ai percorsi tradizionali.

Quali pazienti sono più a rischio di sviluppare un tumore del colon?

Dott. Prisco:
«Il rischio aumenta con l’età, soprattutto dopo i 50 anni, ma non riguarda solo gli anziani. Sono più esposti i pazienti con familiarità per tumore del colon-retto, chi ha avuto polipi intestinali, chi soffre di malattie infiammatorie croniche intestinali come rettocolite ulcerosa o morbo di Crohn, e chi presenta fattori legati allo stile di vita: sovrappeso, sedentarietà, fumo, alcol, dieta ricca di carni rosse e insaccati e povera di fibre».

Quando si parla di “riuscita” dell’intervento, a cosa ci si riferisce?

Dott. Prisco:
«La riuscita di un intervento oncologico non va misurata solo con l’uscita dalla sala operatoria. Significa asportare completamente la malattia visibile, rispettare i criteri oncologici, ridurre le complicanze, permettere un buon recupero e impostare correttamente l’eventuale percorso successivo, che può includere chemioterapia o controlli periodici. La percentuale di successo dipende molto dallo stadio alla diagnosi: un tumore scoperto precocemente ha prospettive molto diverse rispetto a uno diagnosticato in fase avanzata».

Quali segnali non bisogna sottovalutare?

Dott. Prisco:
«Sangue nelle feci, anemia non spiegata, cambiamento persistente dell’alvo, alternanza tra diarrea e stitichezza, dolore addominale ricorrente, perdita di peso immotivata e stanchezza importante sono segnali da riferire al medico. Ma bisogna ricordare una cosa: il tumore del colon può rimanere silenzioso per molto tempo. Per questo lo screening è fondamentale anche in assenza di sintomi».

Che tipo di prevenzione bisogna fare?

Dott. Prisco:
«La prevenzione si divide in due parti. La prima è lo stile di vita: alimentazione ricca di fibre, frutta, verdura e cereali integrali; riduzione di carni rosse, insaccati, alcol e cibi ultraprocessati; attività fisica regolare; controllo del peso; stop al fumo. La seconda è lo screening: il test del sangue occulto nelle feci consente di individuare tracce di sangue non visibili a occhio nudo e, se positivo, porta a eseguire una colonscopia. In Italia il programma di screening prevede il test del sangue occulto nelle feci ogni 2 anni per le persone tra 50 e 69 anni, con estensione fino ai 74 anni in alcune Regioni>>.

La colonscopia fa paura a molti pazienti. È davvero così importante?

Dott. Prisco:
«È un esame fondamentale. La colonscopia permette non solo di diagnosticare un tumore, ma anche di individuare e rimuovere polipi che potrebbero trasformarsi nel tempo. È quindi uno strumento sia diagnostico sia preventivo. Capisco il timore, ma oggi l’esame viene eseguito con tecniche e sedazione che lo rendono molto più tollerabile rispetto al passato».

Qual è il messaggio finale ai cittadini?

Dott. Prisco:
«Non aspettare i sintomi. Il tumore del colon-retto è una malattia in cui la prevenzione può cambiare davvero la storia clinica del paziente. Aderire allo screening, fare una visita quando compaiono segnali sospetti e adottare uno stile di vita sano sono scelte semplici ma decisive. La chirurgia oggi è più precisa, meno invasiva e più sicura, ma il vero successo comincia prima: dalla diagnosi precoce».